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IL PRIMO CHAKRA IN MAMME E BAMBINI

Quando arriva un bambino, la vita in casa si stravolge. Fisicamente, mentalmente, organizzativamente, emotivamente… e anche energicamente! Oggi voglio puntare l’attenzione sul primo chakra, la nostra radice, il nutrimento, il qui e ora.


In questo periodo di quarantena forzata una neomamma può sentirsi persa, scoraggiata, confusa, impaurita… è proprio il nostro primo chakra che viene minato e, su una neomamma che ha già un primo chakra particolarmente sensibile, questo potrebbe non essere un periodo facile. Cerchiamo allora di cogliere l’occasione esterna, per lavorare al meglio all’interno. Sfruttiamo questo tempo rallentato, con poche cose da fare, per creare qualcosa di profondo e duraturo con noi stessi e coi nostri bambini.


Dal momento della nascita fino a circa i 2-3 anni di età è il primo chakra che fa da padrone nella vita del bambino. Pensiamoci un po’ su: di cosa ha bisogno un neonato? Cibo, sonno, espletare i suoi bisogni, contatto. Questa è la base della sopravvivenza. Ed è esattamente questo che il primo chakra, Mooladhara (=la radice, in sanscrito), coordina. Il primo chakra è quello che ci fa sentire al sicuro, fisicamente, mentalmente ed emotivamente. È quello che ci fa sentire nutriti, ad ogni livello. Ed è quello che ci fa essere presenti nel corpo che abbiamo, con la nostra pelle e attraverso di essa sentire la presenza dell’altro.


In questo periodo di quarantena è il nostro primo chakra a essere messo in discussione. Viene minato il nostro senso si sicurezza, viene alimentata la paura, la nostra sicurezza fisica è incerta, c’è l’assalto al cibo e viene stabilito l’obbligo della distanza, il divieto del contatto. Non c’è da stupirsi se tante persone sono andate in crisi: questa situazione ci mostra quanto bisogno abbiamo di lavorare sul nostro primo chakra. Di radicarci alla terra e da essa trovare sicurezza, forza, coraggio e nutrimento.


Ma torniamo al nostro bambino, che ha fatto il suo ingresso nel mondo, la sua attenzione è volta tutta all’interno, al suo corpo, alla sua sopravvivenza. Man mano che il chakra si rinforza il bambino diventa capace di ingerire cibo solido, di portare il cibo autonomamente alla bocca, fino alla completa abilità di mangiare da solo. Così come apprende la capacità di movimento fino ad essere in grado di camminare in autonomia. E grazie al contatto con la mamma (o comunque con le figure di riferimento), con il pelle a pelle, i baci, i massaggi, le carezze che il bambino prende sicurezza anche nelle relazioni. Grazie alla certa presenza della mamma, il bambino acquista anche fiducia in se stesso e, così, autonomia.


Il punto debole di questo chakra è proprio la paura, cioè quella che ci toglie lo stato di sicurezza. Cosa alimenta la paura del bambino? Il dolore. Il dolore può essere associato a una infinità di cause: dolore fisico, fame, solitudine, lontananza, perdita delle cose conosciute (il bambino, per esempio, vive 9 mesi nella pancia della mamma accompagnato dal costante battito del suo cuore, alla nascita questo rumore smette immediatamente, sparisce e solo grazie al contatto cuore a cuore il neonato può recuperarlo)… Ecco che un bambino che vuole stare sempre in braccio alla mamma, non sta certo mettendo in atto un vizio, sta semplicemente facendo ciò che serve per costruirsi un primo chakra stabile e sicuro.


E alla mamma nel frattempo, che succede? Inevitabilmente anche in lei il primo chakra vive un secondo sviluppo. Se c’erano punti deboli nella sua prima crescita possono emergere e causarci disagio. Stanchezza fisica, disagio nel proprio corpo, insicurezza, paura (fino all’estremo della depressione) possono riemergere portando a galla traumi che probabilmente nemmeno riusciamo a ricordare consciamente. Nel momento in cui nasce un bambino, e quindi nasce anche una mamma, quella donna si ritrova a “combattere” non solo col suo nuovo ruolo, ma anche con la sua parte di bambina. L’aiuto e la vicinanza della propria madre in questo periodo è molto importante e utile, può essere anche l’occasione per sanare vecchi conflitti. Accudendo il nostro cucciolo, abbiamo anche bisogno di essere accudite a nostra volta. (E su questo tema vi consiglio

un meraviglioso libro, “Mamma mia Madre nostra” che ci aiuta a riflettere sul tema della maternità in relazione non solo a noi stesse come madri, ma anche come figlie e , a catena, a vedere tutte le donne come figlie di un’unica grande Madre)


Cosa fare allora per andare a coltivare in modo sano questo chakra, in noi mamme e nei nostri bambini?


Innanzitutto essere presenti nel qui e ora, nel corpo che abbiamo. Riempiamo il nostro corpo di gratitudine, nutriamolo in modo sano, muoviamolo. Coltiviamo le nostre radici, il rapporto con la nostra famiglia, lavoriamo con le Antenate. Camminiamo a piedi scalzi, affondiamo le mani nella terra, dedichiamoci al giardinaggio, lasciamo che i bimbi esplorino il prato, facciamo passeggiate nel verde. Visualizziamo e utilizziamo i colori rosso, marrone e nero. Massaggiamo a noi e al nostro bambino polsi e talloni, dove si riflette il primo chakra. Connettiamoci alla terra con delle meditazioni, radichiamoci. Respiriamo lentamente. Ascoltiamo musiche tribali, che abbiamo suoni di tamburi, balliamo assieme al nostro bambino. Abbracciamo i nostri cuccioli, tocchiamoli su tutto il corpo, massaggiamo, accarezziamo. Usiamo l’olfatto, sentiamo il profumo della nostra pelle e di quella del nostro bambino.


La fascia può essere un ottimo modo per coltivare un buon primo chakra: permette alla mamma libertà di movimento mentre è saldo il contatto. Il cuore a cuore favorisce l’olfatto, il tatto e la connessione. Se ti piacerebbe portare e vuoi conoscere di più il mondo del babywearing ti ricordo che svolgo consulenze anche online!


E per concludere in bellezza, vi lascio un video per praticare un po’ di yoga in fascia insieme, per rafforzare il nostro primo chakra e creare rete e connessione con tutte le mamme! Per saperne di più su yoga in fascia vai sul sito www.yogainfascia.com


Nei prossimi articoli troveremo altri modi per lavorare con questo chakra, usiamo la quarantena per portare consapevolezza dentro di noi e avere l’occasione per crescere e migliorarci.


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